Via col vento
Quando pollini e sabbie si mettono in viaggio
Articolo
Può un radar mostrare pioggia quando invece splende il sole? E cos’è quella patina gialla che talvolta ricopre le nostre auto? La risposta a queste domande va cercata nel trasporto a lunga distanza di pollini e sabbie, che investe anche la nostra regione in determinate condizioni. Arpa FVG monitora questi “viaggiatori” del cielo, dal curioso caso del polline di pino marittimo alle polveri arrivate dal lontano Caucaso.
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Immaginiamo il cielo sopra il Friuli Venezia Giulia come una fitta rete di autostrade invisibili. Su queste corsie d'aria non viaggiano solo nuvole e aerei, ma miliardi di passeggeri microscopici: granelli di sabbia, polveri minerali e pollini. A volte, questi viaggiatori arrivano da molto lontano, compiendo spostamenti di migliaia di chilometri prima di atterrare sui nostri davanzali. Grazie al trasporto su lunga distanza, infatti, non è raro rinvenire particolato minerale speciale che con il nostro territorio ha poco a che fare, oppure specie polliniche la cui presenza non aderisce alla composizione vegetazionale attribuita alla nostra regione. Ma come arrivano fino a noi queste particelle?
Le sabbie
L'ospite più frequente è senza dubbio la sabbia del Sahara. Almeno un paio di volte l'anno, il Friuli Venezia Giulia viene investito da masse d'aria calda cariche di sabbie del deserto africano, di solito dal deserto che va dalla Libia al Marocco, ma anche dal Ciad, come successo nell’aprile del 2018. Il fenomeno è del tutto naturale e, dal punto di vista meteorologico, è spesso associato alla presenza dell’anticiclone africano, arrivando a interessare anche aree molto estese come l’intero Mediterraneo. È facile accorgersi quando la sabbia del deserto ci fa visita: il cielo assume un colore lattiginoso e le piogge lasciano quella tipica patina giallastra sulle superfici, ad esempio delle automobili.
Radar e pollini
Ma la sabbia raramente viaggia da sola. Nel 2022, ad esempio, le stazioni per il monitoraggio aerobiologico di Arpa FVG hanno rilevato qualcosa di insolito: insieme alle polveri di origine desertica sono comparsi pollini di mirto ed eucalipto. Si tratta di specie sporadiche in Friuli Venezia Giulia ma, durante l’evento del 2022, una singolare e continua presenza di questo polline è stata rinvenuta in tutte le stazioni, persino a Tolmezzo, dove mirto ed eucalipto non crescono poiché tipiche di climi caldi. Il ritrovamento di questi granuli pollinici ha confermato la provenienza delle sabbie dall’area meridionale del Mediterraneo.

L’episodio più affascinante, tuttavia, riguarda il radar meteo di Fossalon (Grado) della Protezione Civile. Sempre nella primavera del 2022, chi consultava le mappe vedeva apparire dei segnali simili a una debole pioggia, nonostante il cielo fosse perfettamente sereno. Un errore dello strumento? Tutt’altro: il radar aveva intercettato una nuvola di polline di pino marittimo in una specifica area geografica (Carso sloveno). Grazie alla proprietà di "doppia polarimetria" del radar, che permette di distinguere l’estensione degli oggetti nell’atmosfera, gli operatori dell’Agenzia hanno capito che non si trattava di goccioline d'acqua dalla caratteristica forma tondeggiante ma di particelle allungate orizzontalmente. L’evento è stato confermato dal monitoraggio aerobiologico che ha registrato una fioritura di pino marittimo particolarmente abbondante.
Il pino marittimo produce granuli pollinici dotati di due sacche aerifere che funzionano come palloncini pieni di aria, rendendo questo polline relativamente leggero e facilmente trasportabile dal vento nonostante le sue grandi dimensioni (fino a 0.3 mm). Questa struttura ha di fatto ingannato il radar che ha sì registrato la nuvola di polline ma l’ha scambiata per pioviggine. Tuttavia, è stato un momento significativo: un “occhio” tecnologico nato per il meteo ha permesso di visualizzare in tempo reale lo spostamento di una massa biologica sui cieli del Carso e della costa.
Polline di pino marittimo al microscopio, a diversi ingrandimenti (foto di Arpa FVG)
Polveri cristalline
Se le sabbie del Sahara sono un ospite abituale, altri viaggiatori sono decisamente più rari. Nel marzo del 2020, una particolare polvere bianca ha ricoperto la regione. A differenza della sabbia gialla africana, questa era cristallina, spigolosa e biancastra. Le analisi multidisciplinari di Arpa — che uniscono chimica, fisica e biologia — hanno svelato che tale polvere non arrivava da sud ma da est, precisamente dalle steppe tra il Mar Caspio e il Caucaso. A confermarlo è stato, ancora una volta, il monitoraggio aerobiologico: insieme alla polvere c'erano pollini tipici di climi temperato-freddi, del tutto estranei alla nostra primavera mediterranea.
Ma come possono particelle così piccole attraversare interi continenti?
La risposta sta nella combinazione di due fattori: la meteorologia e le proprietà fisiche delle particelle. Studi scientifici, infatti, dimostrano che il trasporto a lunga distanza avviene quando forti correnti ascensionali sollevano i pollini o le polveri negli strati più alti dell'atmosfera. Qui, i venti di alta quota agiscono come un nastro trasportatore e le particelle possono restare in sospensione per giorni, finché una variazione del vento o una pioggia (che agisce come un "lavaggio" dell'atmosfera) non le riporta al suolo, anche, e non di rado, in un continente diverso di quello dal quale erano partite.
Seguire questi spostamenti non è solo una curiosità scientifica. Per Arpa FVG, capire l'origine delle polveri è fondamentale per gestire eventuali dati anomali della qualità dell'aria a livello territoriale. Quando i limiti di legge per le polveri sottili (PM10) vengono superati a causa di un evento naturale come la sabbia del Sahara o del Caucaso, è importante distinguerlo dall'inquinamento prodotto dall'uomo (traffico, riscaldamento).
Inoltre, l'arrivo di determinati pollini da zone lontane, quando la fioritura di quella specie non è ancora iniziata in regione, o ancora di specie aliene, come l'Iva xanthifolia (una pianta non presente in Italia ma i cui pollini sono arrivati da noi trasportati dal vento dalla Serbia), è un segnale prezioso da veicolare a chi soffre di allergie, attraverso bollettini sempre più precisi e tempestivi.
Il monitoraggio aerobiologico condotto da Arpa FVG risponde a varie finalità. Accanto al supporto alla sanità pubblica, esso rappresenta uno strumento di valutazione dei cambiamenti climatici: i pollini sono autentiche "sentinelle" del clima, capaci di riflettere con sensibilità le variazioni ambientali in atto e di contribuire a documentarne gli effetti sul territorio.
Un faro verso il cielo
Preziosa, inoltre, è anche POLLnet, la rete di monitoraggio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), composta dai Centri di Monitoraggio Aerobiologico di tutta Italia, tra cui quello di Arpa FVG. Quando in regione osserviamo la diffusione in atmosfera di speciali particelle, anche le stazioni di monitoraggio dislocate lungo la traiettoria di dispersione di quelle particelle ne danno conferma. È come avere un faro sempre puntato verso il cielo di tutta Italia. E così, per esempio, quando l’Etna eruttò nel 2021, le sue ceneri furono osservate lungo tutta la Penisola, dalla Sicilia, luogo d’origine, al Friuli Venezia Giulia.
Complessità e sinergie
In conclusione, ciò che ai nostri occhi può apparire come una sottile patina di sabbia o una fioritura inattesa, rappresenta in realtà un complesso flusso di informazioni ambientali che attraversa i confini geografici. Decifrare questi messaggi in maniera multidisciplinare, integrando il monitoraggio dei pollini con le analisi fisiche e i dati meteorologici, permette ad Arpa FVG di ricostruire la “carta d'identità” delle masse d'aria in transito. Questa sinergia tra ambiti scientifici, come la biologia e la fisica in questo caso, è uno strumento fondamentale per distinguere con precisione i fenomeni naturali dalle pressioni antropiche. Essa garantisce una valutazione degli eventi che si registrano sul territorio rigorosa e scientificamente fondata, capace non solo di intercettare ciò che accade senza frammentarlo, ma anche di rilevare le connessioni che caratterizzano la complessità dell’ambiente che ci circonda.


